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"Beata Paupertas" riflessioni di Antonella Spinelli poesie di Danilo Tomassetti |
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La porta del morto
La porta del morto
Chiara passò oltre soglia del morto, lasciando infanzia e paterne mura, lasciando ciò che l'animo usura. Colse la palma d' ulivo dell'orto indossando delle spine corona, lasciando a frate, recidere chiome, lasciando averi, in di lui nome. Chiara si fece sposa di parola del crocefisso riflesso d'amore che confortò per sempre sue ore. Danilo Tomassetti
poesie del poeta Danilo
Tomassetti
Lo sposo mio è un cavallo
bianco,
sciolta criniera ha gambe immerse nell'erba, tra i ruscelli fiorita. Il suo mantello è marmo soffice delizia di mani ebbre d'estate. Lo sposo mio è farfalla d'ampie ali si posa su mio volto, carezzandomi, con l'oro di luce, gote e labbra, arse al suo respiro che traspira a mio seno aprendone nudità di corteccia, prende il mio cuore tra le sue ali. Lo sposo mio è una spirea, pioggia di bianco che terra inneva. Petali scaldano fertile seme che fruttificherà in primavera, nell'orto, che abbraccia il suo sguardo. Danilo Tomassetti
“Aveva
oltrepassato la soglia del morto. Non avrebbe fatto più ritorno alla
sua casa. Chiara era perduta. Chiara era morta. Chiara andava
verso una altra vita.”
«Colloca i tuoi occhi
davanti allo specchio dell'eternità, colloca la tua anima nello
splendore della gloria, colloca il tuo cuore in Colui che è figura
della divina sostanza e trasformati interamente, per mezzo della
contemplazione, nell'immagine della divinità di Lui. Allora anche tu
proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la
segreta dolcezza che Dio medesimo ha riservato fin dall'inizio a
coloro che lo amano. Senza concedere neppure uno sguardo alle
seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci
ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama
Colui che per amor tuo tutto si è donato»
(Lett. III,12-15: FF 2888-2889)
Colloca i tuoi occhi
Colloca i tuoi occhi
Beata Paupertas
Beata Paupertas
Chiara aveva dimore lussuose,
camminava su tappeti, le mura erano drappi e arazzi fioriti. Dispense traboccavano di pane, neviera d'ogni delicato cibo. Chiara abbandonò ogni ricchezza, contemplazione vuole animo libero da ogni avere. Cuore corrompe, la lussuria delle robe. Chiara abbandonò ogni ricchezza, svuotò di soldi tasche ma le riempì con l'oro del signore, luce che tutto rende sapiente chi nudo a robe, ascolta parola riempendo il suo sguardo d'amore. Danilo Tomassetti
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“O beata paupertas,
quae diligentibus et amplexantibus eam divitias praestat aeternas ! O beata povertà che a coloro che l’amano e l’abbracciano offre ricchezze eterne!” (Lett. I,16-17: FF 2864)
La scelta di povertà era
per Chiara l’unico modo per preservare una sua specifica identità.
Il centro della vita di fede “L’Eucarestia” Il centro della vita di fede “L’Eucarestia”
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Il campo di grano cela soldati
soffocati nel sangue coperti come miele da nugoli di mosche. La falce ha reciso corpi e grano contadino raccolse quelle spighe lavorando la farine del campo. L'impastò la monaca in ostia, luce e cibo, per sette volte l'anno, nutriente del fervente animo. Chiara lì raccolse ogni dolore, quello dello spirituale sposo quello degli uomini infelici. Chiara assaporò, con corpo e sguardo, incomparabile atto d'amore, nel cristo, di nostra fede sorgente. Danilo Tomassetti
"Come dunque la gloriosa
Vergine delle vergini lo portò materialmente, così anche tu,
seguendo le sue orme specialmente quelle di umiltà e povertà, senza
alcun dubbio lo puoi sempre portare spiritualmente nel tuo corpo,
contenendo colui dal quale tu e tutte le cose sono contenute."
(Lett. III,24-26: FF 2893) Nella spiritualità di Chiara, l’Eucaristia è la sorgente e il centro della vita di fede; è la rivelazione perenne dell’amore di Cristo che si è offerto per noi e che vive dentro di noi.
Lo Specchio
La Beata Povertà , La Santa Umiltà , L’ineffabile carità.
Lo Specchio
"E poiché questa
visione di lui è splendore dell'eterna gloria (Eb 1,3), chiarore
della luce perenne e specchio senza macchia (Sap 7,26), ogni giorno
porta l'anima tua, o regina, sposa (2Cor 11,2) di Gesù Cristo, in
questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché
tu possa così adornarti tutta all'interno e all'esterno, vestita e
circondata di varietà (Sal 44,10), e sii parimenti adorna con i
fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e
sposa carissima del sommo Re. In questo specchio poi rifulgono la
beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità; e questo tu
potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la
superficie dello specchio. Mira, in alto, la povertà di Colui che fu
deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli (Cfr. Lc 2,12). O
mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il
Signore del cielo e della terra (Mt 11,25), è adagiato in una
mangiatoia! Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e
insieme ancora la santa povertà, le fatiche e le pene senza numero
ch'Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso,
contempla l'ineffabile carità per la quale volle patire sul legno
della croce e su di essa morire della morte più infamante. Perciò è
lo stesso specchio che, dall'alto del legno della croce, rivolge ai
passanti la sua voce perché si fermino a meditare: O voi tutti, che
sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile
al mio (Lam 1,12); e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad
una voce e con un solo cuore: Non mi abbandonerà mai il ricordo di
te e si struggerà in me l'anima mia.”
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Chiara volto di luna
si riflette nello specchio del sole. Luce rende buio fede del Cristo, aiuola profumata del giardino che effonde profumo delle rose. Rugiada è unguento di tanto sposo. Panno di lino che prima l'avvolse in neonato vagito, panno che poi l'asciugò da sofferenza di sangue e sudore. Danilo Tomassetti
Il Retro del Tabernacolo Il Retro del
Tabernacolo della chiesa di
Vedo macchia, nel muro di
dolore,
vive il sé uomo, il sé essenza, leggo un cristo è luce, con ardore al di là, oltre, d'ogni parvenza, tra il blu di cielo e il rosso carne, divinità in sofferenza. trasforma viola il segno in un dolce carme, lasciando a me, fiore di virtù l'orma nel sentiero di vigna del signore, vino che trabocca del suo sapore. Danilo Tomassetti
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foto
del retro del Tabernacolo
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