Santa Chiara d'Assisi " Beata Paupertas "
 Antonella Spinelli    opere dedicate a  Santa Chiara d'Assisi     torna indietro

"Beata Paupertas"  riflessioni di Antonella Spinelli    poesie di Danilo Tomassetti


La porta del morto
La porta del morto


Chiara passò oltre soglia del morto,
lasciando infanzia e paterne mura,
lasciando ciò che l'animo usura.
Colse la palma d' ulivo dell'orto

indossando delle spine corona,
lasciando a frate, recidere chiome,
lasciando averi, in di lui nome.
Chiara si fece sposa di parola

del crocefisso riflesso d'amore
che confortò per sempre sue ore.


                                                  Danilo Tomassetti
poesie del poeta Danilo Tomassetti
Lo sposo mio è un cavallo bianco,
sciolta criniera ha gambe immerse
nell'erba, tra i ruscelli fiorita.
Il suo mantello è marmo soffice
delizia di mani ebbre d'estate.

Lo sposo mio è farfalla d'ampie ali
si posa su mio volto,
carezzandomi, con l'oro di luce,
gote e labbra, arse al suo respiro
che traspira a mio seno
aprendone nudità di corteccia,
prende il mio cuore tra le sue ali.

Lo sposo mio è una spirea,
pioggia di bianco che terra inneva.
Petali scaldano fertile seme
che fruttificherà in primavera,
nell'orto, che abbraccia il suo sguardo.
 

                                                    Danilo Tomassetti

 

Aveva oltrepassato la soglia del morto. Non avrebbe fatto più ritorno alla sua casa. Chiara era perduta. Chiara era morta.  Chiara andava verso una altra vita.”
Santa Chiara d'Assisi I Fioretti Capitolo Secondo -
La Porta del Morto




La fragile diciottenne che, fuggendo di casa la notte della domenica delle Palme dell'anno 1212, oltrepassa la porta del morto ripercorre in pochi istanti la sua vita. La Cattedrale di San Rufino ha una parte predominante della educazione di questa fanciulla la sua Chiesa, dove poco distante sorgeva la casa paterna. Il gesto del Vescovo di darle la palma e benedirla indica la sua comprensione. L’ulivo simbolo della domenica delle Palme rappresenta l'ultima nota festosa che Chiara vive,ornata dei suoi abiti migliori,la corona di spine il suo sì a ripercorrere le tappe che visse il Cristo,la sua passione morte e risurrezione. L'incontro con Francesco.Fu un incontro in cui ella si sentì generata a vita nuova, in cui scoprì la sua identità, il suo volto e in cui tutta la realtà le parve trovare una sua luce, che ella aveva già intuito, ma che ora le appariva chiara e persuasiva. Finalmente in Francesco avverte vivo ad affascinante ciò che lei aveva sempre cercato e che ora vedeva prender corpo in una forma che superava ogni attesa e sogno. Francesco gli svelerà quale dono sia la paternità e la maternità spirituale. E col taglio dei capelli alla Porziuncola uscì dal secolo e si consacrò al Signore. Francesco e Chiara hanno detto Sì, Sì a Cristo.
Chiara dice Sì davanti all'altare della Porziuncola dedicato alla Vergine Maria lo stesso "Sì" suggellato dalle parole di Francesco "Sposa dello Spirito Santo".











































 



 

«Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell'eternità, colloca la tua anima nello splendore della gloria, colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza e trasformati interamente, per mezzo della contemplazione, nell'immagine della divinità di Lui. Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la segreta dolcezza che Dio medesimo ha riservato fin dall'inizio a coloro che lo amano. Senza concedere neppure uno sguardo alle seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama Colui che per amor tuo tutto si è donato»
(Lett. III,12-15: FF 2888-2889)
Colloca i tuoi occhi
Colloca i tuoi occhi





































 

Beata Paupertas
Beata Paupertas






 

Chiara aveva dimore lussuose,
camminava su tappeti, le mura
erano drappi e arazzi fioriti.
Dispense traboccavano di pane,
neviera d'ogni delicato cibo.
Chiara abbandonò ogni ricchezza,
contemplazione vuole animo
libero da ogni avere. Cuore
corrompe, la lussuria delle robe.
Chiara abbandonò ogni ricchezza,
svuotò di soldi tasche
ma le riempì con l'oro del signore,
luce che tutto rende sapiente
chi nudo a robe, ascolta parola
riempendo il suo sguardo d'amore.


                                                           Danilo Tomassetti



 






 

O beata paupertas,
quae diligentibus et amplexantibus eam divitias praestat aeternas ! O beata povertà che a coloro che l’amano e l’abbracciano offre ricchezze eterne!

(Lett. I,16-17: FF 2864)



























 

La scelta di povertà era per Chiara l’unico modo per preservare una sua specifica identità.
 









 

Il centro della vita di fede “L’Eucarestia”

Il centro della vita di fede “L’Eucarestia”





 










 

Il campo di grano cela soldati
soffocati nel sangue
coperti come miele
da nugoli di mosche.
La falce ha reciso corpi e grano
contadino raccolse quelle spighe
lavorando la farine del campo.
L'impastò la monaca in ostia,
luce e cibo, per sette volte l'anno,
nutriente del fervente animo.
Chiara lì raccolse ogni dolore,
quello dello spirituale sposo
quello degli uomini infelici.
Chiara assaporò, con corpo e sguardo,
incomparabile atto d'amore,
nel cristo, di nostra fede sorgente.

                                 Danilo Tomassetti







 

"Come dunque la gloriosa Vergine delle vergini lo portò materialmente, così anche tu, seguendo le sue orme specialmente quelle di umiltà e povertà, senza alcun dubbio lo puoi sempre portare spiritualmente nel tuo corpo, contenendo colui dal quale tu e tutte le cose sono contenute."
(Lett. III,24-26: FF 2893)


Nella spiritualità di Chiara, l’Eucaristia è la sorgente e il centro della vita di fede; è la rivelazione perenne dell’amore di Cristo che si è offerto per noi e che vive dentro di noi.

 




















 

Lo Specchio
La Beata Povertà , La Santa Umiltà , L’ineffabile carità.




 

Lo Specchio



 

"E poiché questa visione di lui è splendore dell'eterna gloria (Eb 1,3), chiarore della luce perenne e specchio senza macchia (Sap 7,26), ogni giorno porta l'anima tua, o regina, sposa (2Cor 11,2) di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all'interno e all'esterno, vestita e circondata di varietà (Sal 44,10), e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re. In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità; e questo tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio. Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli (Cfr. Lc 2,12). O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra (Mt 11,25), è adagiato in una mangiatoia! Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la santa povertà, le fatiche e le pene senza numero ch'Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso, contempla l'ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante. Perciò è lo stesso specchio che, dall'alto del legno della croce, rivolge ai passanti la sua voce perché si fermino a meditare: O voi tutti, che sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mio (Lam 1,12); e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: Non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l'anima mia.”
(Lett. IV,18-26: FF 2902-2904)



Lo specchio è l’anima. La nostra anima è nera è al buio, diventa luminosa se prende Luce. Chiara penetra nello specchio della luce di Dio e il suo viso si fa luminoso,i suoi occhi non si stancano di contemplare la beata povertà, la santa umiltà, l’ineffabile carità.




 









 

Chiara volto di luna
si riflette nello specchio del sole.
Luce rende buio fede del Cristo,
aiuola profumata del giardino
che effonde profumo delle rose.
Rugiada è unguento di tanto sposo.
Panno di lino che prima l'avvolse
in neonato vagito,
panno che poi l'asciugò
da sofferenza di sangue e sudore.


                                    Danilo Tomassetti

























 

Il Retro del Tabernacolo

Il Retro del Tabernacolo della chiesa di
Santa Maria delle Grazie
di Monteprandone (AP)































 

Vedo macchia, nel muro di dolore,
vive il sé uomo, il sé essenza,
leggo un cristo è luce, con ardore
al di là, oltre, d'ogni parvenza,

tra il blu di cielo e il rosso carne,
divinità in sofferenza. trasforma
viola il segno in un dolce carme,
lasciando a me, fiore di virtù l'orma

nel sentiero di vigna del signore,
vino che trabocca del suo sapore.


                                                     Danilo Tomassetti


 


 






 

 

 

 

 




































                                                                                                           



 

foto del retro del Tabernacolo
della chiesa Santa Maria delle Grazie  di Monteprandone (AP)

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